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Il vino italiano in allerta: l’incubo dei dazi americani

Il settore agroalimentare italiano, da sempre un pilastro dell’economia nazionale, si trova oggi a fronteggiare una minaccia concreta: i dazi imposti dagli Stati Uniti sui prodotti importati. Tra i vari articoli colpiti, il vino italiano si distingue come uno dei simboli più rappresentativi del Made in Italy, e la sua posizione è particolarmente fragile in questo scenario incerto.

Secondo uno studio realizzato da Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, i dazi potrebbero avere effetti devastanti sull’export agroalimentare italiano, penalizzando non solo i produttori vinicoli ma anche l’intera filiera. Le aziende si trovano ad affrontare un clima di incertezza che sta già influenzando le loro operazioni. Rosario Di Maria, presidente di Cantine Ermes, una delle più grandi cantine sociali in Europa, ha dichiarato: “Gli effetti dei dazi sono già presenti almeno da un mese. Gli ordini e i ritiri nell’ultimo periodo si sono rallentati e negli ultimi giorni bloccati, in attesa delle evoluzioni e delle decisioni dell’amministrazione Trump”.

l’impatto sui produttori vinicoli

Cantine Ermes, con sede a Santa Ninfa e Gibellina in provincia di Trapani, ha ampliato la sua attività in Veneto, Puglia e Abruzzo negli ultimi anni, diventando un attore chiave nel panorama vinicolo italiano. Con un fatturato di circa 130 milioni di euro, è la sesta azienda vinicola d’Italia e la prima del Mezzogiorno in termini di fatturato. Tuttavia, il suo successo internazionale, in particolare sul mercato americano, è ora in pericolo.

Di Maria prosegue esprimendo le sue preoccupazioni: “Lo scenario è di difficile lettura. Oltre all’incertezza che queste decisioni possono provocare sul mercato americano, ci preoccupano anche gli effetti che queste tensioni creano a livello globale”. La strategia di diversificazione delle esportazioni adottata da Cantine Ermes potrebbe aiutare a mitigare l’impatto dei dazi, ma la situazione rimane critica.

In caso di dazi non superiori al 20%, Di Maria ritiene che la filiera potrebbe riuscire ad assorbirli, ma avverte: “Tutti saranno coinvolti, oltre ai produttori e agli importatori, ci sono trasporti e servizi; tutti dovranno fare la propria parte, riducendo i propri margini per assorbire l’effetto dei dazi sul mercato americano”. Le implicazioni economiche di questa situazione non si limitano ai produttori; gli importatori americani, che applicano un ricarico medio del 30-40% sui vini importati, dovrebbero affrontare un dilemma: aumentare i prezzi per coprire i costi dei dazi o assorbire le perdite, riducendo i loro margini di profitto.

le conseguenze per l’intera filiera

In media, l’importatore americano copre circa il 15% dei suoi costi, mentre il resto rappresenta il suo guadagno. “A medio e lungo termine, i dazi sono nocivi principalmente per la filiera in America, con ripercussioni che coinvolgono distributori, ristorazione e, ovviamente, consumatori”, aggiunge Di Maria. Questa analisi mette in evidenza come le conseguenze dei dazi non siano limitate alle sole aziende vinicole italiane, ma si estendano a una vasta rete di soggetti economici che operano nel settore.

L’industria del vino italiano ha già affrontato sfide significative negli ultimi anni, tra cui la concorrenza crescente da parte di paesi produttori emergenti e le fluttuazioni del mercato globale. L’impatto dei dazi americani potrebbe complicare ulteriormente il quadro, rendendo ancora più difficile per le aziende italiane mantenere la loro posizione competitiva. Le cantine, già sotto pressione, potrebbero trovarsi costrette a rivedere le loro strategie di mercato e le politiche di prezzo.

la questione culturale del vino italiano

Inoltre, è importante considerare il significato culturale del vino italiano, che rappresenta non solo un prodotto di alta qualità, ma anche un simbolo del patrimonio e della tradizione italiana. Le tensioni commerciali che portano all’imposizione di dazi rischiano di minacciare questo patrimonio, influenzando non solo l’economia, ma anche l’identità culturale di una nazione.

Di fronte a questa situazione, molti produttori stanno cercando modi per adattarsi e resistere alla pressione dei dazi. Alcuni stanno esplorando nuovi mercati, mentre altri stanno investendo in strategie di marketing più aggressive per promuovere i loro prodotti. Tuttavia, il futuro rimane incerto, e la speranza è che le decisioni politiche possano portare a una risoluzione che eviti danni irreparabili al settore.

Con il presidente Trump che potrebbe valutare l’impatto delle sue scelte commerciali mentre sorseggia un bicchiere di vino italiano, le aspettative rimangono alte. La questione è se le autorità americane riconosceranno il valore del vino italiano e l’importanza delle relazioni commerciali che si sono sviluppate nel corso degli anni, o se continueranno a perseguire una politica protezionistica che potrebbe danneggiare irreparabilmente un settore già in difficoltà.

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