L’arte contemporanea ha sempre avuto un ruolo cruciale nel riflettere e interrogare la condizione umana, specialmente nel complesso rapporto tra l’uomo e la tecnologia. Emanuele La Loggia, artista di spicco nel panorama delle sperimentazioni visive, affronta questo tema con la sua mostra “Works: 20 anni di sperimentazioni visive”, ospitata presso lo spazio di Natsuko Toyofuku in corso Como a Milano. In occasione della Design Week, la mostra invita il pubblico a riflettere sulle promesse e sui pericoli insiti nel progresso tecnologico, offrendo un viaggio immersivo e provocatorio.
Un percorso esperienziale
L’esposizione si sviluppa attraverso una serie di immagini digitali stampate su tela e due installazioni scultoree, creando un percorso esperienziale e visivo. Il viaggio inizia con un’opera che rappresenta l’esplosione di un pixel, una metafora incisiva del Big Bang che ha dato origine all’universo digitale. Questo primo passo fa da preludio alla moltiplicazione dei pixel, simboleggiando un’evoluzione tecnologica che si autoalimenta e cresce senza controllo. La rappresentazione di questa trasformazione è accentuata da un’opera in cui fiamme ardono con vigore, evocando l’energia caotica e potenziale della tecnologia.
Caos e ordine
Il tema del caos e dell’ordine è ulteriormente esplorato attraverso l’opera intitolata “Genesi”. Qui, i colori si organizzano in un arcobaleno, suggerendo un’apparente armonia che segue il tumulto iniziale. Questo contrasto tra disordine e struttura è una delle chiavi di lettura dell’intera esposizione. La Loggia non rappresenta il progresso tecnologico come qualcosa di lineare e positivo; al contrario, mette in luce le sue contraddizioni e insidie.
Il tempo e l’alienazione
Proseguendo nel percorso espositivo, il concetto di tempo viene affrontato attraverso un orologio che segna il passare inesorabile delle ore. Questa rappresentazione sembra suggerire l’urgenza di fuggire da una realtà sempre più opprimente. L’uscita da questa spirale temporale è rappresentata da un’opera ipnotica che introduce un’astronave, seguita da un’immagine di una città buia, simbolo di una società spenta. Quest’ultima diventa il rifugio da abbandonare in cerca di orizzonti più vasti e significativi, richiamando alla ricerca di senso in un’epoca in cui la tecnologia sembra dominare ogni aspetto della vita.
Riflessioni finali
L’esposizione culmina in due opere che offrono una visione inquietante del rapporto tra uomo e tecnologia. “Aspettando il buio” presenta figure evanescenti che si riuniscono attorno a tavoli, suggerendo che l’intero viaggio potrebbe essere stato solo un’illusione. In contrasto, l’opera “Ghost” riporta il pubblico alla cruda realtà: la tecnologia non è necessariamente un alleato dell’umanità, ma potrebbe rivelarsi il suo limite più grande. Questa doppia visione invita a riflettere su come la tecnologia possa influenzare le relazioni umane e il nostro modo di vivere.
A completare il percorso vi sono due sculture che invitano alla riflessione sul dominio tecnologico. Una di queste è un casco dotato di comandi integrati, rappresentando l’idea di un’interazione sempre più profonda tra l’uomo e la macchina. L’altra scultura è un pannello formato da gettoniere, con un unico pulsante rosso su cui campeggia la scritta “War”. Questo elemento finale non solo evoca la possibilità di conflitti futuri legati alla tecnologia, ma sottolinea anche l’urgenza di una riflessione critica su come utilizziamo gli strumenti tecnologici a nostra disposizione.
In sintesi, l’esposizione di Emanuele La Loggia si configura come un invito a esplorare il rapporto complesso e contraddittorio tra l’uomo e la tecnologia. Attraverso un linguaggio visivo potente e provocatorio, l’artista ci spinge a interrogarci sulle implicazioni delle nostre scelte tecnologiche e sul futuro che stiamo costruendo. La mostra non è solo una celebrazione dei progressi visivi degli ultimi vent’anni, ma un monito a considerare le conseguenze di un progresso che non possiamo dare per scontato. La Loggia ci offre, quindi, uno spazio per riflettere, sognare e, soprattutto, mettere in discussione il nostro cammino verso il futuro.