Davide Enia porta in scena un’opera che oscilla tra autoritratti personali e collettivi, un’intensa riflessione sulla quotidianità violenta di Cosa Nostra. Il suo monologo, intitolato “Autoritratto. Istruzioni per sopravvivere a Palermo”, non è solo un racconto intimo, ma anche un’orazione civile che esplora le radici della mafia e il suo impatto sulla vita delle persone. Dopo il debutto avvenuto la scorsa estate al Festival di Spoleto, l’opera sarà in scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano dal 25 marzo al 17 aprile, con la speranza che l’anno prossimo possa arrivare nella sua Palermo, la città natale di Enia, dove la mafia ha segnato profondamente la sua infanzia.
Enia, nato nel 1974, ha vissuto l’orrore della mafia fin da piccolo. All’età di otto anni, mentre tornava da scuola, è stato testimone di un omicidio, un evento che ha segnato in modo indelebile la sua vita e il suo approccio alla scrittura e alla recitazione. Questo vissuto personale si intreccia con la storia di un intero Paese, creando un racconto che è tanto autobiografico quanto rappresentativo di una “nevrosi collettiva”. Enia non si limita a raccontare la sua esperienza, ma si fa portavoce di una generazione che ha vissuto l’ignoto e il terrore, cercando di affrontare il peso di un passato che non può essere dimenticato.
La lotta contro la mafia in Italia
Il racconto di Enia è una cronaca di eventi storici che hanno segnato la lotta contro la mafia in Italia. Ricorda figure emblematiche come don Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, che ha dedicato la sua vita all’educazione dei giovani e alla lotta contro l’illegalità. L’omicidio di Borsellino, avvenuto il 19 luglio 1992, è un altro episodio che Enia ricorda con precisione. Quella sera, il boato dell’attentato echeggiò nella sua mente, un’esperienza che ha contribuito a formare la sua coscienza civica e artistica.
Il libro “Autoritratto. Istruzioni per sopravvivere a Palermo”, edito da Sellerio, è il risultato di questa opera teatrale, dove il racconto si intreccia con documentazione storica. La narrazione si arricchisce di dettagli forniti da tre funzionari della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda), che hanno partecipato a importanti operazioni contro la mafia, contribuendo a delineare un quadro chiaro e preciso della situazione. Enia parla dell’arresto di figure come Giovanni Brusca, Michele Greco e Totò Riina, sottolineando l’importanza di non dimenticare questi eventi e di affrontarli con coraggio.
Emotività e accuratezza storica
In questo contesto, l’emozione si fonde con l’accuratezza storica; Enia non teme di affrontare anche i momenti più crudi, come l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, un caso emblematico che ha suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica e ha messo in luce l’estrema brutalità della mafia. La sua narrativa è accompagnata dalle musiche di Giulio Barocchieri, che fungono da controcanto emotivo, elevando il messaggio e rendendo l’esperienza teatrale ancora più coinvolgente e toccante.
Un aspetto centrale del messaggio di Enia è la consapevolezza che “il silenzio si ammanta di male”, come affermava il cantautore Franco Battiato. Enia sottolinea che per sconfiggere la mafia è necessario far emergere le verità nascoste, quelle che le istituzioni non hanno ancora rivelato. Un esempio di questa omertà è il mistero che circonda le comunicazioni relative al volo di Giovanni Falcone, assassinato il 23 maggio 1992. Domande come chi avesse avvisato i mafiosi riguardo al volo di Falcone rimangono in sospeso e non trovano risposta.
Una sfida culturale contro la mafia
La lotta contro la mafia, per Enia, non deve essere vista solo come una battaglia militare, ma come una sfida culturale. È un concetto cruciale: “Se non si lavora per una sconfitta culturale della mafia, ogni volta che ne tagli la testa, ne riemerge un’altra”. Questa consapevolezza è fondamentale per comprendere la complessità del fenomeno mafioso e per sviluppare strategie efficaci che possano realmente portare a un cambiamento duraturo.
Il lavoro di Davide Enia al Piccolo Teatro Grassi non è soltanto un monologo, ma un appello alla responsabilità collettiva. La sua opera invita il pubblico a riflettere sulla relazione tra mafia e società, sulla necessità di affrontare il passato e di costruire un futuro diverso. Attraverso la sua arte, Enia spera di stimolare un dibattito che possa portare a una maggiore consapevolezza e a un impegno concreto nella lotta contro la mafia, un fenomeno che continua a influenzare profondamente la vita in Italia, e in particolare a Palermo.