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Alzheimer, i primi sintomi: quelli che compaiono anni prima della malattia e tutti sottovalutano

Quali sono i primi sintomi dell’Alzheimer? Non sottovalutare mai questi campanelli d’allarme: come riconoscerli.

L’Alzheimer è una delle malattie neurodegenerative più temute a livello mondiale, con oltre 55 milioni di persone colpite a livello globale e 1,2 milioni di casi in Italia. La malattia non solo compromette la memoria e le funzioni cognitive, ma influisce anche sulla capacità di pensare, parlare e interagire con il mondo circostante.

La malattia di Alzheimer (AD) rappresenta dal 60 al 70% di tutti i casi di demenza e inizia a danneggiare il cervello molto prima che i sintomi clinici diventino evidenti. Questo rende una diagnosi tempestiva cruciale per rallentare la progressione della malattia, poiché ad oggi non esiste una cura definitiva. Il dottor Daniel Amen, psichiatra e ricercatore californiano, ha identificato quattro segnali precoci dell’Alzheimer che possono manifestarsi anni prima della comparsa dei sintomi clinici. Riconoscere questi segnali è fondamentale per intervenire tempestivamente.

Alzheimer: quali sono i primi segnali della malattia

Il primo e più comune segnale precoce dell’Alzheimer è il progressivo peggioramento della memoria. Questo sintomo è riconoscibile da molti:

  1. Dimenticanza di eventi recenti.
  2. Difficoltà a trovare le parole giuste.
  3. Problemi di comprensione di immagini e relazioni spaziali.

Secondo il National Institute of Aging (USA), l’ottanta per cento delle persone che notano un declino della memoria ha un’alta probabilità che questa tendenza continui. Con il progredire della malattia, i sintomi diventano sempre più gravi, portando a confusione e cambiamenti comportamentali. Un altro campanello d’allarme è la scarsa capacità di giudizio e l’impulsività. Questa condizione è collegata a una riduzione dell’attività nei lobi frontali, essenziali per la pianificazione e il controllo delle emozioni.

Solo circa 1 persona su 50 affetta da Alzheimer sperimenta questa compromissione precoce, nota come variante frontale della malattia di Alzheimer (fvAD), che può portare a comportamenti inappropriati e decisioni impulsive. La diminuzione della capacità di attenzione è un altro segnale precoce. Le persone affette tendono a distrarsi più facilmente, e questo non deve essere confuso con il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD). Con l’Alzheimer, l’attenzione subisce un progressivo deterioramento, influenzando la capacità di mantenere un flusso di pensieri coerente e di elaborare le informazioni.

I primi sintomi dell’Alzheimer: non sottovalutare questi campanelli d’allarme – Arabonormannaunesco.it

Infine, stati d’animo negativi e sentimenti di depressione possono manifestarsi come un quarto segnale precoce. La malattia danneggia le aree del cervello associate alle emozioni, contribuendo a un circolo vizioso di disagio psicologico. Le persone affette possono sentirsi isolate e impotenti, complicando ulteriormente le interazioni sociali.

Recenti ricerche hanno rivelato che ci sono segnali predittivi dell’Alzheimer che possono manifestarsi fino a 18 anni prima della diagnosi. L’accumulo della proteina beta-amiloide nel liquido cerebrospinale è il primo segnale evidente, seguito da alterazioni della proteina tau fosforilata e da danni neuronali. Questi cambiamenti possono essere rilevati attraverso esami specifici, offrendo l’opportunità di intervenire prima che la malattia diventi clinicamente evidente. Il dottor Amen ha anche sottolineato alcuni fattori di rischio per l’Alzheimer, tra cui:

  1. Depressione: raddoppia il rischio nelle donne e lo quadruplica negli uomini.
  2. Obesità: è associata a una diminuzione delle dimensioni e della funzionalità del cervello.
  3. Disfunzione erettile: può indicare problemi di flusso sanguigno.
  4. Insonnia cronica e apnea notturna: condizioni che possono contribuire al rischio.

Riconoscere e comprendere i segnali precoci dell’Alzheimer è fondamentale per affrontare la malattia in modo proattivo. Con l’aumento dell’aspettativa di vita e l’invecchiamento della popolazione, la consapevolezza e la ricerca in questo campo sono più importanti che mai. Mantenere uno stile di vita sano e prestare attenzione ai segnali precoci possono essere cruciali nella lotta contro l’Alzheimer.

Mattia Senese

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